Piva “Non si può morire di lavoro, non si deve considerare il rischio come un’ineluttabile fatalità”.
Intervenendo al recente seminario di aggiornamento sul “Nuovo decreto sulla sicurezza sul lavoro” organizzato da SGR Congressi Rimini, Roberto Piva ha sottolineato come “gli infortuni siano calati in Emilia-Romagna (-1,7%) e le morti bianche (-13,2%), ma aumentano le malattie professionali (+12%) e gli incidenti che coinvolgono i lavoratori stranieri (+1,7%) e atipici (+17,5%).” (Dati dell’ultimo rapporto regionale dell’INAIL 2007). Nell’ambito del sistema di prevenzione della Regione Emilia-Romagna, in cui operano solo nelle AUSL più di 500 operatori, sono state controllate nel 2006 poco più di 13 milia aziende. Gli interventi hanno interessato circa 390 mila lavoratori. Sono state eseguite circa 120 mila verifiche di apparecchiature e impianti. Il tasso di violazione è risultato elevato, pari al 23 per cento, con sanzioni pecuniarie pari a circa 4 milioni di Euro. Sono in atto sulla base di quanto previsto nel Piano sanitario regionale e nel Piano regionale della prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro, iniziative di controllo e vigilanza mirate ai comparti produttivi più rischiosi per la salute e la sicurezza (edilizia, metalmeccanico, legno) e progetti specifici per il porto di Ravenna, le scuole e il comparto sanità. Piva ha sottolineato che “si sta avviando un Osservatorio per la sicurezza nei cantieri edili che fa perno sul ruolo che la Regione svolge sia in veste di soggetto committente di lavori sia in veste di soggetto promotore. L’obiettivo è di qualificare le imprese anche in tema di sicurezza e salute, premiando quelle che investono nell’innalzamento del livello di professionalità di tutti i lavoratori edili, diffondendo la cultura della prevenzione. C’è infatti un problema di adeguata qualificazione delle imprese attive nel settore. La presenza sul territorio di aziende che operano utilizzando lavoratori in tutto o in parte esclusi dalle tutele, consente a queste di falsare, tra l’altro, le regole della concorrenza abbattendo i costi. Si rende necessario pertanto introdurre istituti e strumenti, nei limiti delle competenze regionali, che consentano di contrastare il fenomeno in modo adeguato.



