Le regioni rivestono un ruolo di primo piano nella promozione, sviluppo, attuazione di politiche familiari, in un contesto di leale collaborazione e di reciproco riconoscimento dei ruoli nel rispetto del principio della sussidiarietà.
La famiglia,ha sottolineato Roberto Piva, va sostenuta come valore pubblico e luogo di relazioni significative che intercorrono tra i componenti con differenti età, bisogni e diritti, sapendone utilizzare le competenze, il tempo, i saperi sociali.
Le politiche per la famiglia devono essere affrontate in un’ ottica integrata di sviluppo sociale con interventi strutturali, superando la logica assistenziale con ambiti di intervento relativi a:
* casa: dal punto di vista delle agevolazioni per l’accesso, della vivibilità urbana e della sostenibilità ambientale;
* lavoro: quale diritto costituzionale su cui è fondata la Repubblica, effettivamente attuativo delle pari opportunità, della sconfitta del precariato, nonché da iniziative di sostegno del mercato del lavoro e da interventi per la conciliazione lavoro-tempo di vita;
* sistema dei servizi: sociali, sanitari, formativi, educativi, volti a tutelare il benessere individuale e sociale;
* politiche fiscali: secondo criteri di progressività e che prevedano interventi di sgravio per le fasce deboli e sul numero dei minori a carico;
Accanto al mutamento sociale va rilevata una profonda trasformazione della struttura familiare che ne esce indebolita anche sotto il profilo delle risorse “non materiali”. Diminuiscono, infatti, le persone adulte in grado di “prendersi cura” dei soggetti non autonomi e diminuisce il tempo a disposizione da dedicare alla cura dei singoli componenti della famiglia.
Parimenti crescono le responsabilità e i compiti, rispetto a queste nuove fragilità, che ricadono principalmente sulle donne, quali figure di riferimento della famiglia.
Vanno consolidati e incrementati servizi che sappiano rispondere ai bisogni dell’infanzia ( asili nido, servizi integrativi, affidi e adozioni), e delle persone in difficoltà (non autosufficienza, disabilità, tossicodipendenza, salute mentale, malattie terminali) e che contemporaneamente siano in grado di sostenere la famiglia.
Vanno sostenuti all’interno della famiglia i rapporti intergenerazionali e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
In questi termini le Regioni hanno chiesto alla recente Conferenza di Firenze di procedere in tempi rapidi all’individuazione dei livelli essenziali complessivi per il settore sociale, adeguatamente finanziati, in grado di definire i diritti sociali esigibili su tutto il territorio nazionale, in maniera da rispondere adeguatamente ai bisogni della famiglia.



