L’invito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, trova il pieno consenso del consigliere regionale Roberto Piva che aggiunge: “Con i nuovi cittadini si aprono nuove sfide per il sistema sanitario regionale”
Chi nasce in Italia diventi cittadino italiano. La sollecitazione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, trova il pieno consenso da parte del consigliere regionale Roberto Piva, vice-presidente della Commissione Sanità, che amplia il ragionamento, facendo leva sulle prestazioni sanitarie ed assistenziali fornite dallo stesso sistema regionale. “Pieno sostegno alla posizione del Presidente, i bambini che nascono in Italia abbiano la possibilità di diventare cittadini italiani in tempi ragionevoli”. Ma, sulla base dei dati, si aprono nuove sfide per il sistema socio-sanitario regionale. Sono infatti 41.817 i bimbi e le bimbe nati in Regione nel 2010, in lieve flessione rispetto al 2009 (42.117 in totale). Rilevante però il numero di nuovi nati da mamma straniera (il 28% del totale, era il 27,9% nel 2009). Molto interessante anche il dato sull’assistenza, da parte dei consultori pubblici, alle gravidanze, dove il dato che interessa le future mamme straniere, in dieci anni, ha superato quello delle italiane: se nel 1995 le italiane erano 6329 contro le 740 straniere (il 10,5% del totale), 15 anni dopo, nel 2010 la situazione è radicalmente cambiata, 9.513 italiane e 11.832 straniere, che quindi sono ora la maggioranza (55,4%). “L’aumento stesso delle nascite da mamma straniera deve ormai comportare un approccio diverso al tema. A questo va aggiunto l’innalzamento dell’età, visto che fino al termine del 2010 le persone con più di 65 anni in Regione erano 986.845, il 22,3% della popolazione, contro i 985.692 al 31 dicembre 2009. In Emilia-Romagna il dato è in crescita costante da oltre due decenni. In generale c’è una maggiore richiesta di salute e benessere, dal 2003 al 2010 le richieste di prestazioni specialistiche sono passate da poco più di 60 milioni a 76 milioni con un incremento di 16 milioni.
“Qui bisognerebbe introdurre il tema dell’appropriatezza delle prestazioni stesse – continua Piva - ,del ricorso eccessivo al pronto soccorso per prestazioni che potrebbero essere affrontati fuori dagli ambiti,il discorso si farebbe lungo,ma penso che sia pertinente”.
“Tutto ciò crea uno scenario completamente diverso – conclude Piva - da quello finora affrontato, ci saranno nuove sfide da superare. Di sicuro,questi elementi ed altri ancora ,esempio : la proiezione che indica come nei prossimi anni ci saranno meno medici ,in particolare meno specialisti,pongono riferimenti diversi rispetto a quelli che si considerano indicatori per l’organizzazione dei servizi socio-sanitari”.



